Sgarbi Quotidiani
La puntata era tutta incentrata sul V2DAY del 25 Aprile quì a Torino, sulla libera informazione, sui tre punti del referendum.
Sgarbi naturalmente ha dato il meglio di sè.
Dice che lui scrive su un giornale non finanziato dallo Stato ma prontamente la redazione gli rammenta che non è vero e dà le cifre...lui non risponde, insulta Grillo, insulta Travaglio dandogli della "faccia da tonto" dopo aver espresso indignazione sul fatto che Grilla "insulta" le persone...eheh che personaggio...se la prende un pò con tutti....
Ecco perchè Sgarbi dà il meglio di sè in televisione, in una tv che cerca sempre risse e litigi per accaparrarsi l'odiens lui sta chiamando a sè l'attenzione, come una volta....ma perchè?
ECCO PERCHE':
![]() |
| Vittorio Sgarbi: lo stipendo da assessore non mi basta |
Sono sotto di un milione di euro"
Nuovi poveri. Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura di Milano e noto critico d’arte, sostiene: «Non arrivo al primo giorno del mese. Esco di casa e sono già in rosso!». E’ stato così che visto il suo profondo rosso in banca («un milione di euro») Sgarbi ha deciso di mettere all’asta, il 5 marzo a Milano, 200 sculture e dipinti antichi della sua collezione che conta 3.900 opere («è molto più grande e importante di quelle di Longhi e Zeri») con capolavori di Artemisia Gentileschi e Guido Cagnacci.
Il più ricco
Ricostruzione di Sgarbi. L’ex star della tv urlata scoperto da Maurizio Costanzo, l’ex deputato di Forza Italia ed ex sottosegretario alla Cultura nel governo Berlusconi, spiega: «Nel 1992 quando facevo ancora la tv ero tra i parlamentari il contribuente che dichiarava di più - 1 miliardo e 800 mila lire - dopo Giovanni Agnelli. A quei tempi, io che trasformo il denaro in spirito, ho comprato cose bellissime a valori inferiori a quelli di mercato. Sono miei il più bel Cagnacci, la più bella Artemisia, il più bel Vivarini... Che divertimento battere collezionisti ben più ricchi di me...».
Altra poltrona, altro stipendio. Far di conto chez Sgarbi: «Come assessore guadagno 3.900 euro al mese che spendo per pagarmi l’albergo a Milano; la pensione di parlamentare mi serve per pagare la casa di Roma; poi ci sono gli stipendi per i miei autisti e collaboratori. Insomma, automaticamente ogni mese vanno via 20 mila euro. Non sono povero in canna, è vero», ammette con un sussulto di pudore Sgarbi, «ma non posso permettermi più certi acquisti. Tra i parlamentari sono precipitato al 305° posto, persino dopo Pecoraro Scanio!».
La svolta
Per Vittorio Sgarbi l’inizio del suo declino finanziario coincide con l’ascesa a palazzo Chigi di Silvio Berlusconi. «Da un giorno all’altro in Mediaset mi tolsero “Sgarbi quotidiani”. Paura delle querele. Mi offrirono poi un’altra trasmissione, “La casa dell’anima”: era molto sofisticata ma andava in onda alle 8 di mattina; e, quando diventai sottosegretario, mi tolsero pure quella. Altro che Santoro o Luttazzi sono io, Sgarbi, il vero epurato da Berlusconi! La persona che più invidio è Bonolis, ha un contratto da 20 milioni per 4 anni, con 80 milioni di euro mi farei la più bella collezione al mondo».
Sgarbi di governo, Sgarbi indebitato. «Senza più tv cominciai ad avere i miei conti in rosso. In verità, anche prima lo erano, ma riuscivo a compensare. Mi ritrovai con 2 miliardi di lire di debiti, con l’euro sono diventati 2 milioni di euro; ora il mio rosso è di circa 1 milione». Morale: in attesa di sapere se il Cavaliere lo candida alle elezioni («sto trattando») Sgarbi dice di aver anche provato a bussare alla Rai. «Ma non danno un soldo. Hanno fatto leggi ad personam, leggi antiSgarbi! Prima Giuseppe Giulietti ha inventato che si doveva impedire a un parlamentare di essere pagato, poi che anche l’assessore di un grande Comune non può ricevere niente». Fu così che il critico e la sua più oculata madre, Rina Cavallini, hanno deciso di mettere all’asta 200 opere e contano di incassare circa 2 milioni di euro. Tra le opere di gran valore (270, 300 mila euro) una «Madonna col Bambino» del Guercino. Appuntamento il 5 marzo, nei saloni di palazzo Busca. «Non credo che assisterò all’asta», dice Sgarbi e già prevede un secondo lotto di opere da mettere all’incanto. «Non c’è nulla di disdicevole. Anche Alvar Gonzàlez Palacios fece lo stesso usando il suo nome come traino».
Mai per le donne
Ma perché non mettere in vendita uno dei suoi capolavori a qualche ricco amico? Magari allo stesso Berlusconi? «Primo. Sono l’opposto di un mercante, non venderei mai niente. Secondo. Berlusconi mi ha solo chiesto qualche consiglio», ribatte Sgarbi. Ma poi confessa: «Solo per il mio Cagnacci mi hanno offerto 1 milione di euro ma certi capolavori io non li vendo. Di Guercino ne avevo 2». Nel 2009 Sgarbi vuol fare una mostra itinerante delle 200 sculture che ha destinato alla fondazione intitolata a suo zio Bruno («fine letterato, fu preside al Beccaria di Milano»). Anche per questo urgono soldi. Quadri, disegni, sculture. Ma come innamorato? «Per una donna non ho mai speso una lira».
commenti: commenti (5)(popup) | commenti (5)












In seguito a pubblicazione e successo dell'album, la band si immerse in un tour promozionale negli Stati Uniti che diede loro l'occasione di diffondere un messaggio di protesta, di ricerca dell'uguaglianza e della giustizia sociale.



































